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Herculaneum

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L' Herculaneum Conservation Project

Le città e le ville sepolte dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. rappresentano un patrimonio archeologico senza paragoni. Tuttavia sono soggette in maniera particolarmente acuta ai problemi di conservazione che affliggono tutti i siti di tale natura. Proprio quelle caratteristiche particolari che fanno della piccola città di Herculaneum una vivida evocazione del passato – la sopravvivenza delle case fino ai piani alti, la sbalorditiva conservazione di materiali organici quali il legno, tessuti e papiri – rendono il sito eccezionalmente difficile da preservare per le generazioni future.

Obiettivi

L’obbiettivo principale dell’Herculaneum Conservation Project (HCP) è quello di sostenere l’attività della Soprintendenza Archeologica di Pompei (SAP), di tutelare e di conservare, di valorizzare, e di promuovere la conoscenza, la comprensione, e l’apprezzamento da parte del pubblico dell’antico sito di Herculaneum e dei suoi reperti.

Gli obiettivi principali del progetto sono:

  1. Ridurre il livello di degrado del sito archeologico nel suo insieme, in modo che possa essere in futuro controllato con mezzi sostenibili;
  2. Sperimentare e avviare strategie di lungo termine per la conservazione, che siano appropriate per Herculaneum e potenzialmente applicabili in siti archeologici simili;
  3. Elaborare un sistema di documentazione con il fine di agevolare la gestione futura del sito;
  4. Acquisire nuove conoscenze archeologiche su Herculaneum attraverso il supporto alle attività di conservazione;
  5. Conservare, documentare, pubblicare e migliorare l’accessibilità ai reperti rinvenuti negli scavi;
  6. Promuovere una più ampia conoscenza e discussione su Herculaneum fra la comunità scientifica, la popolazione locale ed il grande pubblico
 
Gli architetti della SAP fanno visitare al Comitato Scientifico la Casa del Bicentenario
Il gruppo di lavoro dell'HCP fa visitare al Comitato Scientifico la Casa del Rilievo di Telefo
 

Com’è nato l’Herculaneum Conservation Project?

L’Herculaneum Conservation Project è stato concepito nell’estate del 2000. A seguito di una visita al sito da parte del Dr. David W. Packard, Presidente del Packard Humanities Institute (PHI) e del Prof. Andrew Wallace-Hadrill, Direttore della British School at Rome (BSR), il Dr Packard concordò con il Prof. Pietro Giovanni Guzzo, Soprintendente archeologo di Pompei, che PHI e la Soprintendenza archeologica di Pompei (SAP) sulla necessità di avviare un importante progetto di collaborazione. Tale progetto fu formalizzato con la stipula di un Protocollo d’Intesa nel Maggio del 2001, e l’HCP fu stabilito come progetto collaborativo con gli obbiettivi primari di conservare e valorizzare l’antica città di Herculaneum.

Tra il 2001 ed il 2004 venne creata un’equipe di consulenti, e furono intrapresi una serie di studi atti a comprendere la natura dei problemi che affliggevano il sito. Una zona urbana del sito, l’Insula Orientalis I, fu scelta per eseguire un caso di studio dettagliato; e furono intrapresi una serie di interventi dalla SAP, finanziata dal progetto. Nel luglio del 2004, il progetto ottenne ulteriore impeto grazie ad una nuova legge italiana che permetteva ad enti privati un coinvolgimento diretto nei beni culturali. La stipulazione di un Contratto di Sponsorizzazione permetteva alla BSR, con il sostegno del PHI, di intraprendere direttamente sotto la propria gestione e a proprie spese, lavori di conservazione sul sito archeologico, anche se gestito dallo Stato italiano.

Alla fine dei primi cinque anni del progetto, si prevede che saranno necessari almeno altri cinque anni per poter affrontare i problemi più urgenti, e per poter lasciare il sito in condizioni maggiormente gestibili in futuro.

Cosa fa l’HCP?

Il project team ha identificato e lavorato su due obbiettivi principali nei primi anni di attività. Il primo obbiettivo era quello di rallentare il degrado che affligge tutte le parti del sito in un breve lasso di tempo, grazie ad un’estesa campagna di lavori d’emergenza e ad un’attività di manutenzione, diretta dal conservatore-restauratore Monica Martelli Castaldi e dall’architetto Paola Pesaresi. La mappatura del volume e della natura del degrado eseguita su tutto il sito, seguita dal consolidamento delle strutture pericolanti, la stabilizzazione delle superfici intonacate e dei mosaici in disgregazione, il diserbamento, il ripristino del sistema di raccolta e di smaltimento delle acque piovane, la riparazione e la sostituzione delle coperture, e la dissuasione dei volatili, rappresentano i primi passi vitali nell’assicurare che le antiche rovine sopravvivano.

La seconda priorità è stata quella di sviluppare una strategia di conservazione per salvaguardare la sopravvivenza a lungo termine del sito e di valorizzarlo per tutti i suoi utenti. Quest’ultimo obbiettivo viene perseguito in varie maniere: attraverso lo sviluppo di una strategia di manutenzione continua all’interno della campagna di lavori su tutto il sito, descritta sopra; tramite la realizzazione di numerosi studi per migliorare la nostra conoscenza del sito (ad esempio: documentazione del sito, ricerca d’archivio, analisi scientifiche, ricerche archeologiche e geologiche), oltre ad una buona gestione dei dati per assicurare che essi vengano utilizzati; e, tramite l’istituzione di progetti pilota per sperimentare interventi conservativi a lungo termine, e tramite sia un progetto caso di studio su un intero blocco urbano (Insula Orientalis I) sia attraverso numerose piccole iniziative sperimentali in tutto il sito.

Nello scegliere l’Insula Orientalis I come caso di studio, il progetto si è imposto degli standard impegnativi, difficili da realizzare in un programma di lavori pubblici. Sin dall’inizio, la ricerca condotta negli archivi ha gettato luce sulle scelte di restauro prese dagli archeologi negli anni ‘30. Uno studio dettagliato delle strutture rivelò come gli edifici fossero in costante evoluzione, già in antichità – dato essenziale per comprendere che l’Ercolano del 79 d.C. fu più complessa di un semplice momento ‘congelato’ nel tempo – e divenne presto evidente che, sia l’immagine del passato da conservare sia le modalità in cui poterlo conservare, potessero emergere soltanto da un dibattito multi-disciplinare ben informato. I lavori preliminari sul sito, atti a stabilizzare l’insula, sono stati seguiti dall’erezione di coperture sperimentali e temporali per proteggere le aree più delicate mentre soluzioni più permanenti venivano pianificate.

Conservazione e nuove scoperte

Sebbene l’obbiettivo principale del progetto sia quello di conservare per il futuro i resti archeologici già scavati, esso mira anche a promuovere la nostra conoscenza del passato. L’attenzione minuziosa al tessuto urbano del sito, da parte di un team multi-disciplinare che concentra in sé conoscenze archeologiche, architettoniche, di rilievo, di conservazione, d’ingegneria, e scientifiche, permette di acquisire sempre nuove informazioni sull’antica città.

Il primo passo fu quello di riscoprire una conoscenza oramai scomparsa. Dagli archivi documentari e fotografici è emerso molto materiale inedito sugli scavi originali e sul processo di restauro che procedeva simultaneamente, sotto la direzione del Soprintendente Amedeo Maiuri. Un passo fondamentale del progetto è stato quello di creare un database, prossimamente accessibile sul web, di tutta l’informazione e della documentazione raccolta. Il consolidamento e la protezione dei resti ha inoltre permesso di rivelare materiale parzialmente scavato. Un esempio notevole è la latrina trovata al secondo piano di un appartamento dell’Insula Orientalis II; è la prima volta che viene trovata una latrina ben conservata a questa altezza sopra il livello del suolo, che attesti il livello di sofisticazione dei sistemi di smaltimento delle acque nel periodo romano.

In due casi, nuove importanti scoperte sono derivate da progetti concepiti per conservare il sito. La pulizia e la stabilizzazione della scarpata pericolante, situata sopra l’angolo nord-ovest del sito, non solo ha rivelato la pianta della Basilica Noniana interrata, ma ha anche permesso di rinvenire una testa in marmo di un’amazzone eccezionalmente ben preservata con tracce di colori sui capelli, gli occhi e le sopracciglia. Grazie alla presenza di un team di conservatori esperti presente sul sito nel momento della scoperta è stato possibile conservare i preziosi pigmenti. Nel secondo caso, la necessità di provvedere ad un’efficace drenaggio dell’intero sito ha portato alla riapertura di un’importante fogna sotto l’Insula Orientalis II, che fungeva da pozzo nero per l’intero blocco di abitazioni e di botteghe. L’eccezionale grado di conservazione del materiale di scarico, compresi i rifiuti umani, offre un’opportunità senza paragoni per analizzare la diete e le patologie dei Romani.

L’equipe dell’Herculaneum Conservation Project

La conservazione del passato implica delle scelte, spesso difficili. Essa richiede una collaborazione multi-disciplinare tra specialisti: archeologi, conservatori-restauratori, architetti, ingegneri, scienziati, un project manager ed altri.

I collaboratori presenti sul sito sono: Domenico Camardo, capo archeologo; Paola Pesaresi, architetto per la campagna di lavori d’emergenza sulle strutture; Gionata Rizzi, architetto del progetto caso di studio; Monica Martelli Castaldi, capo conservatore-restauratore; Massimo Brizzi, archeologo-topografo e Ascanio D’Andrea, information manager. Il loro lavoro è sostenuto dal chimico Giorgio Torraca che lavora sull’analisi e sugli sperimenti di conservazione con il conservatore-restauratore Alessandra De Vita; gli ingegneri specialistici Ippolito Massari, Alessandro Massari e Giovanni Vercelli; insieme ad altri specialisti coinvolti in aspetti specifici: Keith Copper consulente costi di costruzione e Luca Petroni coordinatore della sicurezza.

Il progetto è diretto da Andrew Wallace-Hadrill e guidato da un Comitato Scientifico composto da alcuni tra i massimi esperti Italiani ed internazionali sull’archeologia romana e sulla conservazione, presieduto dal Soprintendente Pietro Giovanni Guzzo.

L’equipe di consulenti e le imprese sono gestiti dal project manager dell’HCP, Jane Thompson, in stretta collaborazione con il Direttore del Sito di Ercolano, Maria Paola Guidobaldi e gli architetti della SAP Valerio Papaccio e Maria Emma Pirozzi.

Dal momento che le operazioni sul sito hanno guadagnato notevole impeto nel periodo tra il 2004 e il 2006, l’HCP ha iniziato a dedicare maggiori risorse alla divulgazione dei risultati del progetto e al coinvolgimento di gruppi d’interesse, innanzitutto la comunità locale. Tale programma è coordinato da Sarah Court, coordinatore delle attività di ricerca e di divulgazione dell’HCP.

Il futuro

I primi cinque anni del progetto hanno dimostrato quanto siano complessi i problemi che affliggono il sito, contribuendo tuttavia alla loro analisi ed alla loro comprensione, ed offrendo soluzioni alternative. Le sfide più importanti che l’HCP deve ora affrontare sono quelle di creare un’infrastruttura di base per la città antica (fogne, coperture protettive, accesso per i lavori sul sito ecc.), e sviluppare un modello di successo per la manutenzione continua in modo da garantire a lungo termine la sopravvivenza del sito. Esse dovranno essere strategie sostenibili che il ramo pubblico del progetto possa portare avanti una volta che il ramo privato se ne sia andato, dal momento che, è proprio il fallimento di tale manutenzione ordinaria che ha portato allo stato di abbandono in cui si è trovato il sito negli anni ’90. Il progetto dà inoltre importanza ai reperti rinvenuti negli scavi, dalle prime esplorazioni nel diciannovesimo secolo fino ad oggi, tramite l’identificazione, il catalogamento, e la conservazione e, si prefigge di rendere tali reperti accessibili al pubblico. Il progetto prevede nuove iniziative, ove esse aiutino a rendere il sito più gestibile in futuro,  particolarmente nell’area nord-ovest del sito, in prossimità dell’antico foro, dove le scarpate a picco sono pericolose ed insostenibili. Infine, il progetto spera di affrontare i problemi che riguardano i confini del sito, dove gli edifici della città moderna sovrastano gli scavi.

   
   
   

Per ulteriori informazioni:
hcp@herculaneum.org
(+39) 06/3264939

www.herculaneum.org
www.pompeiisites.org
www.packhum.org
www.bsr.ac.uk

   

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